Dai Piani dell'Avaro all'omonimo monte, dal Monte di Sopra alla prestigiosa cima del Valletto, sino al Monte Ponteranica ed oltre...
Inconfondibili nel loro profilo, le vette del Diavolo di Tenda e del minore Diavolino dominano la spettacolare Conca del Calvi
Nella zona del pizzo Zerna, subito oltre il bivacco Pedrinelli, è facile fare incontri con stambecchi
Salendo dalle Baite di Mezzeno, si giunge ad un caratteristico bivio con indicazione per i Laghi Gemelli ed i Tre Pizzi
Raggiunta la vetta del Corno Stella, oltre alla classica croce, troviamo sventolante la bandiera italiana
Favorevolmente ubicato nella conca della Val Camisolo, il rifugio è il punto di passaggio per l'ascensione al Pizzo Tre Signori
Piccolo di stambecco incontrato lungo il sentiero che conduce al Rifugio Benigni
Soprannominate sentinelle delle orobie, le marmotte emettono un forte fischio per avvisare il gruppo di qualche pericolo imminente
In una zona fortunatamente ancora selvaggia e non sempre frequentatissima sorgono i Tre Pizzi, facilmente raggiungibili dalle Baite di Mezzeno
| Escursione ai ruderi della Diga del Gleno |
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L’escursione ai ruderi della diga del Gleno è ambientata nell’ancora incontaminata valle di Scalve e si snoda lungo un facile percorso, sempre ben segnalato, che, partendo da Pianezza, frazione di Vilminore, raggiunge la nostra meta in circa un’ora di rilassante ed appagante camminata. E’ un’escursione dagli incantevoli panorami, come quello sulla prospiciente parete nord della Presolana, impreziosita dalla presenza di numerosi torrenti d’acqua, dalle imponenti rupi della valle e dalla maestosità delle grandi vette del Pizzo Tornello e del Monte Gleno che chiudono la testata della valle. E’ anche un escursione che purtroppo rievoca il triste evento del 1 dicembre 1923 quando, intorno alle ore 07:15, avvenne il crollo delle dieci arcate centrali della diga che portarono al rilascio dell’enorme massa d’acqua contenuta nel bacino (circa 6 milioni di metri cubi d’acqua, detriti e fango) che, scesa violentemente a valle, distrusse interi paesi portando la morte di almeno 356 persone. Successivamente il sentiero, sino ad allora poco impegnativo, assume maggiore pendenza e, salendo per comodi tornati, in un ambiente roccioso costellato dalla presenza di numerosi rododendri, fiancheggiato da una grossa condotta dell’acqua, poi oltrepassata da un breve ponticello, sale sino a raggiungere la località Pagarulì, una struttura in cemento da cui parte la condotta d’acqua. All'improvviso ecco che appare in lontananza la diga del Gleno e parte dello squarcio dell’arcata centrale. Il sentiero prosegue ora in piano, contornando i ripidi fianchi della montagna, messi in sicurezza da un cavo metallico, ed in circa venti minuti di comoda camminata si giunge alla base dei ruderi della diga dietro i quali è presente ampia conta prativa ed il bacino lacustre di circa 250 metri. Il sentiero 411 CAI è lontano dal terminare il suo cammino poiché prosegue sino a condurre direttamente alla vetta del Monte Gleno, percorrendo longitudinalmente la tipica valle alpina scavata dal torrente, dove, in un ambiente incontaminato, segue il torrente Gleno con i suoi laghetti, le marmitte dei giganti ed una numerosa serie di spettacolari cascatelle, disegnati nel tempo che, almeno qui, sembra essersi fermato. Sarà per la prossima volta… |