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Parco dei Colli - Il Sentiero di Ilaria

Il sentiero di Ilaria Il sentiero di Ilaria

Non ho mai conosciuto Ilaria Rota. In rete, come pure presso le biblioteche, della sua storia esiste assai poco, solo un breve cenno: un percorso circolare collinare dedicatole dal padre Diego per ricordarla attraverso quei luoghi dove ella, un tempo, passeggiava serenamente.

Il Sentiero di Ilaria è oggi punto di riferimento per lo svolgimento di alcune gare di corsa a piedi come pure terreno di allenamento per i tantissimi sportivi, e non, che, soprattutto nei fine settimana, si sfiorano a forte velocità montando a cavallo di mountain-bike oppure semplicemente correndo a piedi. Allo stesso modo, ma molto più quietamente, il percorso diviene facile itinerario turistico per l’escursionista che ha poco tempo ma non vuol perdersi la gioia di stare all’aria aperta, oppure svago domenicale per passeggiate in famiglia.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 20 Ottobre 2014
Località di partenza Bergamo, via Madonna della Castagna
Sentieri utilizzati Sentiero Ilaria (bolli bianco verdi)
Tempi di percorrenza 2 ore e mezza circa 
Altitudine massima 440 metri (Colle dei Roccoli)
Attrezzatura Da escursionismo 
Difficoltà T (Turistico)
Acqua sul percorso Si
Note Periodo consigliato primavera, autunno e inverno

 

Descrizione itinerario

Difficile però non IMMAGINARSELA, Ilaria. Mentre tutta entusiasta e carica di energie prende il via dal piazzale della Madonna della Castagna, lì dove un tempo la Beata Vergine Maria apparve improvvisamente a due poveri uomini intenti a raccogliere una foglia di castagno e dove la Madre Santissima chiese ed ottenne l’edificazione di quella Chiesa, tanto modesta e semplice e tanto cara a Santo Papa Giovanni XXIII, che il visitarla oggi, pure fugacemente, regala un senso di pace e serenità.

Santuario Madonna della Castagna

 

Quel primo tratto pianeggiante che fiancheggia i piedi dei pendii collinari, da un lato, e l’esteso prato, dall’altro, sono solo il modo per scaldare i muscoli prima di IMMAGINARLA mentre sale con vigore la ripida via Fontana che, stretta tra le mura di vecchie corti ed abitazioni, sbocca quindi più larga presso San Rocco Confessore, chiesa sui cui muri a secco che sorreggono la lunga scalinata compare l’esortazione ad “aprire le porte a Cristo” proferita da un altro Grande pontefice, il Santo Papa Giovanni Paolo II.

Mentre il panorama si allarga sulla sottostante conca del Pascolo dei Tedeschi, la salita ha placato la propria pendenza e si allunga, ora sinuosa, sino alla Scaletta di San Sebastiano la cui moderna ristrutturazione, a dispetto della omonima soprastante chiesetta che trasuda di antico, ha perso il fascino del tempo passato. IMMAGINIAMOLA, Ilaria, mentre riprende fiato e si disseta presso quella prima fontanella ai piedi della Botta di San Sebastiano e mentre gioisce dell’immenso panorama circostante che, col ciel sereno, le consente quasi di toccare le severe pareti innevate del Monte Rosa.

La strada di via Colle dei Roccoli è un’altra balconata, una panoramica verso la Valle San Martino, e si allunga sino al punto più elevato del percorso, la modesta quota 440 metri. Lasciata alle spalle la Trattoria all’Alpino, inizia la rilassante discesa verso l’agriturismo Le Sorgenti. Qui tutto cambia, mutano panorami ed ambientazione, si odora l’umidità e la frescura del bosco: il percorso, sinora sviluppatosi sulle poco trafficate strade verso i Colli, prosegue ora lungo il classico sentiero collinare e si immerge nella fitta boscaglia ricca di castagneti ove non sarà difficile IMMAGINARLA, Ilaria, mentre raccoglie quei piccoli frutti autunnali che probabilmente avranno allietato tante belle serate con gli amici.

Qualche capanno da caccia punteggia alcune radure nella boscaglia, sin quando il sentiero raggiunge il Colle Roccolone per poi discendere ripidamente sino alla ciclopedonale della Quisa. IMMAGINIAMOLA ancora per un ultima volta, Ilaria, mentre percorre – stanca ma soddisfatta – l’ultima parte del suo sentiero: quel lungo serpentone pianeggiante che fiancheggia il cheto torrente e regala l’ampia veduta sul Canto Alto prima della ripida stradetta che, risalita, raggiunge la groppa del panoramico sperone sul quale sorge l’antico Santuario di Sombreno.

Santuario di Sombreno

 

Il tramonto scorto attraverso le arcate dell’antica Cappella dell’Addolorata socchiude pian piano la porta sulla bella giornata ed allo stesso modo conclude in bellezza il variegato Sentiero di Ilaria. Questo è forse l’attimo ed il luogo ideale per contemplare il panorama circostante, con la sottostante Val Breno che protende verso la Val San Martino ed oltre, e per ricordare i bei luoghi attraversati nel corso della serena passeggiata dove ad alternarsi ai mille pensieri son state alcune delle più belle e storiche chiese della Diocesi bergamasca con la loro straordinaria ricchezza storico-artistica e le lussuose e signorili dimore nascoste tra fitte siepi che però condividono lo stesso bel cielo azzurro con le rurali corti e cascine che a stento resistono al quieto logorio del tempo.

Un ultima scalinata acciottolata, cadenzata da piccole cappellette devozionali e da una torre che un tempo funse da lazzaretto per i malati di peste, scende tortuosamente e poco illuminata verso Villa Agliardi. Un ultimo pensiero fra i mille che si sono alternati lungo tutto il percorso, è dedicato a lei, Ilaria, che forse abbiamo imparato a conoscere un po’ di più attraverso questo suo bel sentiero collinare.

  • Cartina e tracciato GPS

    8.8 km, 02:04:29

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

Read 4758 times
Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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