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Sui monti con uno zaino

Rifugi Carate e Bignami: la traversata di Fellaria

La traversata di Fellaria La traversata di Fellaria

In quel turbinio di emozioni che mi avvolgono, mi stravolgono e mi sbatacchiano, mi trascinano e mi spingono lungo tutto il percorso della traversata di Fellaria, una in particolare spicca per intensità. E’ quella sensazione di netto contrasto, di disagio eppur di meraviglia provocata dall’antitesi tra l’infinitamente grande e l’immensamente piccolo.

Sono gli estremi opposti dello stesso mondo che però si amalgamano nel quadro paesaggistico dove, da un lato, l’enormità della vallata si estende verso le maestose montagne dalle quali scendono secolari ghiacciai e, dall’altro, quel buffo fagotto umano che col suo pesante zaino percorre quel ridicolo - per grandezza - sentierino che porta dal Carate Brianza al Bignami con quell’unica espressione che gli è possibile difronte all’incommensurabile Creato montano: stupefazione che lascia a bocca aperta!

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 6 Settembre 2015
Località di partenza Lanzada, località Campomoro
Sentieri utilizzati 342/1 (solo sino al Rifugio Carate Brianza)
Tempi di percorrenza 7 ore circa
Altitudine massima 2820 metri (Forca di Fellaria)
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti)
Acqua sul percorso No
Note Eventuale appoggio al Rifugio Carate Brianza oppure al Bignami

 

Descrizione itinerario

Lasciata l’autovettura nell’ampio parcheggio che sovrasta la Diga di Campomoro, località che già sfiora i duemilametri di quota, raggiungibile percorrendo la strada che da Chiesa in Valmalenco sale a Campo Franscia e, quindi, attraverso una lunga serie di gallerie scavate nella roccia, sino alla località Campomoro, imbocchiamo la strada in discesa che raggiunge il camminamento della grande diga. Dopo averlo attraversato, scesi lungo una facile mulattiera sino al sottostante spiazzo erboso, imbocchiamo il sentiero 342/1 con direzione Rifugio Carate Brianza e Rifugio Marinelli Bombardieri.

Il sentiero sale sin da subito abbastanza ripido e, superato qualche facile tratto attrezzato con fune metallica e protetto da corrimano, prosegue ripidamente immergendosi in seguito nel bel bosco di larici ove, quindi, cede la sua pendenza e prosegue con andatura quasi pianeggiante.

Proseguiamo molto comodamente sino all’uscita dal bosco dove, improvvisamente, il panorama si apre verso l’immensa vallata rocciosa chiusa a sinistra dal Monte delle Forbici mentre, alla destra di quest’ultimo, già individuiamo la nostra prima meta: il Rifugio Carate Brianza.

Lasciata a sinistra la deviazione per l’Alpe Musella, proseguiamo la salita attraverso quella lunga e faticosa sequenza di dossi, i cosiddetti sette sospiri, che ci consentono di prendere quota velocemente mentre, alla nostra destra, possiamo nel frattempo godere del bel panorama sulla bastionata rocciosa delle Cime di Musella e, ancor più a destra, sul severo Sasso Moro.

Dopo ben due ore di facile cammino, ecco raggiunto il Rifugio Carate Brianza, la "Caràte", a quota 2636 metri di altitudine, in origine utilizzato come deposito dagli Alpini che, nel corso della Grande Guerra, furono di stanza presso la Capanna Marinelli. Alle sue spalle, poco più in alto, la Bocchetta delle Forbici presso la quale, ora, si apre un panorama mozzafiato sulle cime della testata della Valmalenco: i pizzi Roseg, Scerscen e Bernina ed il Cresta Guzza.

Dopo la meritata sosta, riprendiamo il cammino scendendo pochi metri sotto il Rifugio Carate Brianza: alla nostra sinistra, scendendo, in corrispondenza delle indicazioni riportate su una roccia, troviamo l’evidente traccia di sentiero che si stacca verso sinistra e volge in direzione del Rifugio Bignami, naturalmente passando prima dalla Forca di Fellaria.

Si tratta di un lunghissimo traversone a mezzacosta, che ricalca fedelmente parte della 6^ tappa dell’Alta Via, che si allunga su terreno di sfasciumi rocciosi via via sempre più enormi man mano che ci si avvicina al Sasso Moro. In questo caotico labirinto di massi occorre prestare maggiore attenzione a non perdere di vista i bolli bianco rossi che segnano la via migliore da seguire ma anche a non scivolare attraverso le fessure createsi tra un masso e l’altro.

Raggiunto il termine del vallone, il sentiero si alza con qualche ripido zig zag e, con breve traversone verso sinistra, si spiana pian piano sino alla Forca di Fellaria, a quota 2820 metri di altitudine, dalla quale il panorama spazia a trecentosessantagradi sui giganti della Valmalenco. Il versante opposto, quello che ci apprestiamo a discendere, si presenta come un’immensa distesa valliva sul fondo della quale, verso sinistra, troviamo, ormai piangente, la Vedretta di Fellaria.

Pertanto, scendiamo lungo la traccia di sentiero che con ampi zig zag si allunga nell’ampia vallata e raggiunge le prime baite della sottostante Alpe Fellaria. Il terreno muta molto velocemente e da detritico diviene ben presto erboso ed in parte quasi un pantano. Poco più sotto, ecco raggiunto il Rifugio Bignami, a quota 2380 metri di altitudine, che domina dall’alto il bacino di Gera.

Appena più sotto del rifugio Bignami, si stacca un sentiero che scende verso lo sbarramento della diga di Gera che, attraversato, discende ulteriormente sino alla località Campomoro e quindi al punto di partenza.

  • Cartina e tracciato GPS

    16.5 km, 06:50:01

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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