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Sui monti con uno zaino

Monte Adamello - via Terzulli

Bandiera italiana sull'Adamello Bandiera italiana sull'Adamello

Ore 3.00: anticipo il suono della sveglia dopo aver trascorso una notte insonne con un unico pensiero fisso, quello rivolto all’ambita meta: l’Adamello. In realtà un irrequieto pensiero, un miscuglio fra preoccupazione per l’ascesa e la voglia di lasciarsi affascinare da quell’ambiente montano così variegato, che mi accompagna anche lungo tutto il viaggio sino a Malonno, ed ancor più su, attraverso quella tortuosa stradetta che nel tenebroso bosco - di cui avrò modo di meravigliarmi solo al ritorno - porta sino al Ponte del Guat dove, quindi, nel continuo perseverare della notte, comincia questa lunga avventura.

L’interminabile sequenza di gradini scavati nella roccia mi permette di lasciare alle spalle almeno duecento metri di dislivello che mi separano dalla Val Malga per proiettarmi, col primo chiarore dell’alba alle spalle, nell’immensa Val Miller. Qui tutto prende il nome della vallata: le scale Miller appena salite, l’artificiale Lago Miller ed il cosiddetto “pantanodel Miller alimentato da quei serpeggianti corsi d’acqua che adornano l’incantevole vallata e che avrò modo di ammirare meglio dall’alto. Persino l’imponente Corno Miller, al mattino ben pulito dalla nuvolaglia che invece mi perseguiterà nel resto della giornata, prende il nome dalla splendente Val Miller.

La bucolica val Miller cede poi il passo a tutt’altro ambiente montano, quello più severo, piccante e certamente divertente della via Terzulli. Un balzo ferrato, su ottimo granito, che coi suoi duecento metri di dislivello circa conduce sino in paradiso: al Passo Adamello, quota 3240 metri.

Un paradiso vastissimo nel quale è difficile scorgere l’orizzonte: è il ghiacciaio Pian di Neve. Un freddo deserto bianco immensamente grande che, terminato lo stupore iniziale dove si rimane a bocca aperta, mi riconduce ad una schiacciante realtà: la grandezza che rimpicciolisce, l’uomo che si sorprende nuovamente, ora perché conscio di ciò che in realtà è sempre stato: infinitamente piccolo difronte all’enormità della Natura ed al quale vien concesso, con ilarità da parte della Natura, di credere di essere il conquistatore ma che invece vien amorevolmente conquistato dalla montagna.

Ben meno amorevole è invece il ringraziamento dell’uomo verso la Natura ed il ghiacciaio del Pian di Neve, col suo inarrestabile arretramento, ne è la chiara dimostrazione. E’ vivo e ne sento il sotterraneo fragore, o forse son le grida di dolore, quando lo attraverso passando basso sotto la cima Ugolini e raggiungo quindi la dorsale rocciosa che precede la vetta.

Gli ultimi trecento metri di dislivello, che sfiorano a tratti l’esposta cresta ovest e dove occorre mantenere sempre la massima attenzione, sono pian piano - con quella calma e pazienza a cui mi ha abituato “l’andare in montagna” - l’avverarsi di un sogno gioioso: la conquista dell’Adamello, anzi: l’Adamello che mi conquista!

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 12 Agosto 2013
Località di partenza Malonno > Zazza > Ponte del Guat
Sentieri utilizzati 23  
Tempi di percorrenza 6 ore circa 
Altitudine massima 3539 metri
Attrezzatura Da escursionismo + set ferrata e ramponi
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti Attrezzati) - F+ (Alpinismo) - II°
Acqua sul percorso Si
Note Eventuale appoggio al Rifugio Gnutti

Descrizione itinerario

Dopo l'ampio spazio dato all'introduzione, che a grandi linee ripercorre questa lunga ascesa sino alla vetta dell'Adamello, non rimane altro che fornire poche altre indicazioni più precise come quella riguardante il punto di partenza. Per raggiungere il Ponte del Guat, infatti, occorre abbandonare la SS42 una volta giunti all'imbocco di Malonno e salire verso l'abitato di Zazza. Giunti quindi ad un incrocio a quattro vie non resta altro che seguire le indicazioni per il rifugio Gnutti e proseguire lungo la tortuosa strada che, immersa nel bellissimo bosco, raggiunge l'ampio parcheggio del Ponte del Guat. Volendo è possibile proseguire oltre, lungo la sterrata a pagamento che raggiunge la Malga Premassone e consente quindi di guadagnare qualche centinaia di metri.

Lasciata l'autovettura, proseguiamo lungo la mulattiera che dopo la Malga Premassone diviene nel primo tratto lastricata per poi divenire, una volta raggiunte le prime baite, un tipico sentiero montano che conduce sino alle scale Miller.

Armati di pazienza, risaliamo gli innumerevoli gradini scavati nella roccia che, dopo aver guadagnato quota, ci permettono di raggiungere l'ampia vallata erbosa della Val Miller. Poco oltre, dopo un ampio semicerchio che prosegue leggermente verso destra, ecco raggiunto il grazioso Rifugio Gnutti e poco distante il bacino del Lago Miller.

Questa prima sosta ci consente di ammirare la bastionata rocciosa dove, oltre ad essere individuabile l'area in cui si sviluppa la ferrata della via Terzulli, è possibile scorgere la bianca lingua del ghiacciaio che sormonta il Passo Adamello.

Ripartiti dal Rifugio Gnutti, proseguiamo lungo il tratto pianeggiante del segnavia nr. 23 che grazie alle numerose indicazioni sarà impossibile sbagliare. Ci inoltriamo sempre più nella lunga e verdeggiante Val Miller irrigata oltremodo da numerosissimi corsi d'acqua che formano il cosiddetto "pantano" del Miller. Raggiunta la testata della valle, risaliamo con non poca fatica l'immensa zona rocciosa solcata a tratti da lingue di neve in via di scioglimento, sino a raggiungere l'attaco della ferrata Terzulli.

In realtà vedremo ben presto che si tratta di un sentiero attrezzato con catene di ottima fattura dove, comunque, occorre prestare la massima attenzione. Vi sono punti, infatti, dove la totale assenza di appigli, ed il passaggio della catena su lastroni di roccia, obbliga l'eccessivo utilizzo della catena stessa con conseguente affaticamento delle braccia.

La lingua del ghiacciaio, purtroppo in costante regressione, annuncia il nostro arrivo al Passo Adamello. Non resta altro che calzare il paio di ramponi e proseguire obliquamente lungo quella parte del ghiacciaio, il Pian di Neve, che fiancheggia le pareti rocciose della cima Ugolini. Raggiunta la dorsale rocciosa opposta, risaliamo mantenendoci verso la cresta, sino a raggiungere, dopo un'ulteriore oretta dal Passo Adamello, l'ambita cima del Monte Adamello.

  • Cartina e tracciato GPS

    10 km, 06:19:30

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso di ascesa.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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