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Parco di Montevecchia e Valle del Curone

Parco di Montevecchia e Valle del Curone Parco di Montevecchia e Valle del Curone

Immersa nell’affollata e produttiva Brianza, spicca una dolce altura collinare, un’oasi di verde tempestivamente protetta dalla Regione Lombardia. E’ l’area del parco di Montevecchia e della Valle del Curone, una porta naturale che anticipa le Prealpi e l’ambiente montano delle Orobie per chi, più cittadino che montanaro, proviene dalla pianura o dalla vicinissima metropoli milanese. Un prestigioso biglietto da visita tramandatoci dagli antichi avi, che già allora compresero l’importanza di quest’altura collinare, che oggi testimonia la possibile armoniosa convivenza tra intense realtà cittadine ed ambiente naturale.

{mooblock=Informazioni sintetiche }

Data dell'escursione 8 Maggio 2013
Località di partenza Lomaniga (frazione di Missaglia)
Sentieri utilizzati 8 - 11 - 9
Tempi di percorrenza 5 ore circa (giro ad anello)
Altitudine massima 480 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà E (Escursionistico)
Acqua sul percorso No
Note Punto di appoggio al Cà Soldato

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Descrizione itinerario

Lasciata l‘autovettura nella piccola area di parcheggio in località Lomaniga, frazione di Missaglia, all’altezza della rotatoria tra la via Kennedy e la via Molgora, imbocchiamo la strada in leggera salita (inizialmente asfaltata) di via Cascina Palazzina. Dopo pochi minuti di facile camminata allietata dalla frescura del bosco, imbocchiamo la sterrata, contraddistinta dal segnavia nr. 8, che prosegue a destra con direzione di Montevecchia Alta.

Il percorso, sempre dolce e mai troppo impegnativo, prosegue quasi in falsopiano sino alle località di Vertaggera e poi di Casarigo dove, imboccata la strada bitumata, si sale con maggiore pendenza verso sinistra, fiancheggiando vigneti e campi terrazzati. Poco oltre, imboccato il ripido sentiero scalinato, raggiungiamo la caratteristica località di Galeazzino e, successivamente, la caratteristica e panoramica meta di Montevecchia Alta la cui visita già vale l’intera escursione. Raggiunto e visitato il Santuario della Beata Vergine del Carmelo, discendiamo nuovamente la lunga scalinata percorsa in salita per poi piegare a destra scendendo lungo la strada asfaltata. Appena prima di raggiungere il cimitero, in corrispondenza di alcune indicazioni sentieristiche, imbocchiamo il sentiero che, oltre un piccolo cancellino, scende a sinistra fiancheggiando il campo santo.

Tornati nuovamente nel fitto bosco, raggiungiamo brevemente i sottostanti cascinali della località Gaidana e, proseguendo verso sinistra, quelli della vicina località Valfredda. Seguendo le indicazioni poste saltuariamente, imbocchiamo il sentiero che prosegue verso Cà Soldato. Quindi, oltrepassate le abitazioni di Valfredda, imbocchiamo il sentiero che prosegue a sinistra e fiancheggia le immense distese prative. Il sentiero prosegue ora sempre pianeggiante e, tornato nuovamente sotto la frescura del fitto bosco, raggiunge alcune passarelle in legno ed il ponticello sul torrente Curone. Ci troviamo ora sul sentiero contraddistinto dal nr. 11.

L’uscita dal bosco corrisponde con l’arrivo al centro del Parco Cà Soldato, sede del gruppo Guardie Ecologiche Volontaria (G.E.V.), e funge non solo da punto di riferimento turistico ove è possibile acquisire depliant e documentazione ma anche da museo in cui il visitatore può osservare la fauna presente nel Parco ed i diversi ambienti che lo caratterizzano.

" L'origine del nome di tale cascinale, abitato fino al 1987, riporta alla memoria antiche battaglie. Una leggenda narra di un soldato napoleonico diretto in Russia che, rapito dal paesaggio e dalla quiete del luogo, decise di fermarsi dando il nome alla cascina. In realtà, la cascina compare già con questo nome su una mappa risalente ad una visita pastorale di San Carlo Borromeo nel 1564, ben prima di Napoleone. Forse il collegamento al soldato è quindi di epoca romana. "

Fonte: http://www.parcocurone.it:

Dopo la breve sosta presso Cà Soldato, ripartiamo percorrendo la sterrata che quasi pianeggiante prosegue, dopo aver svoltato verso destra, sino all’area adibita a parcheggio dei veicoli dei visitatori del Parco. Giunti al parcheggio, imbocchiamo verso sinistra la strada asfaltata che raggiunge, su breve salita, la poche abitazioni ed i cascinali della località Malnido. Proseguiamo ancora in leggera salita sino prime indicazioni sentieristiche ed in corrispondenza del bivio con la via Cascina Galbusera Bianca che, imboccata, ci porterà sino a questo bellissimo borgo che, seppur ristrutturato, mantiene comunque le caratteristiche rurali di un tempo.

Dallo splendido borgo, immerso in favolosi terrazzamenti a vigneti, risaliamo con direzione della località dei Cipressi (indicazioni poste in corrispondenza di un grosso cippo stradale).

Ci troviamo in uno dei luoghi più particolari ed enigmatici dell’intera escursione ovvero quello delle piramidi della Valle del Curone. Infatti, quelle che apparentemente appaiono come tre normali colline terrazzate e non facilmente individuabili dall’escursionista perché oggi parzialmente ricoperte dalla vegetazione, sono in realtà tre vere e proprie piramidi con base, lati, pendenza, orientamento ed inclinazione identiche fra loro, situazione praticamente impossibile in natura.

Orientate ad est e disposte esattamente come le piramidi della piana di GIZA in Egitto, particolare che le rende ancor più misteriose, le tre alture piramidali del Curone sono state scoperte nel 2001, durante un’osservazione aerea, dall’architetto Vincenzo di Gregorio.

Hanno un altezza fra i 40 e 50 metri e sembra siano state luogo ottimale in cui hanno trovato rifugio antiche popolazioni locali; non a caso proprio in questi terreni sono stati ritrovati resti umani del più antico insediamento preistorico lombardo risalenti al 60.000 A.C.

Antiche civiltà quindi che, come sostenuto da Di Gregorio, avrebbero modellato queste piramidi con precisi gradoni scolpiti nella roccia calcarea non tanto per finalità agricole, visto che il terreno per la sua struttura non può essere coltivato ed anche Ente Parco ne ha denominato la zona come “dei prati magri”, ma probabilmente con scopi religiosi od astronomici. La prima piramide che incontriamo è proprio quella denominata dei Cipressi che facilmente raggiungiamo dopo aver percorso un breve sentierino in salita. Su quest’altura sono presenti dodici cipressi ed un piccolo altarino in granito che conferiscono estrema sacralità a questo luogo. Proseguendo oltre lungo la dorsale incontriamo quella che ancor oggi conserva i chiari tratti di una piramide e che pare identica a quella egiziana di Saqqara. E’ chiamata la piramide di Belvedere Cereda. Proseguiamo ancora lungo il facile sentiero per raggiungere la terza ed ultima piramide oggi parzialmente coperta da vegetazione.

Lasciata alle spalle le tre piramidi, proseguiamo lungo il facile sentiero sino a sbucare in località Pianello. Proseguiamo diritti lungo la strada asfaltata di via Busarengo e, giunti all’altezza di una bella villa posta su un’altura, pieghiamo nettamente a sinistra fiancheggiandola sino ad una sbarra metallica di colore verde che, superata, si immette nel fitto bosco. Seguiamo il sentiero a tratti sconnesso che successivamente esce su una più comoda sterrata. Ora non resta altro che proseguire lungo quest’ultima, toccando le località di Spiazzolo e Ghisalba, oppure imboccare il sentiero parallelo nr. 9 che, mantenendosi nel bosco, prosegue più basso sino a Montevecchia Alta. Infine, raggiunta Montevecchia Alta non resta altro che percorrere a ritroso il breve tratto che ci separa da Lomaniga e quindi il punto di partenza.

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Parco di Montevecchia e Valle del Curone

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Note

I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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