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Ciaspolata - Alpe Lendine

Alpe Lendine Alpe Lendine

L’anello estivo dello scorso Luglio in Valchiavenna mi aveva condotto, infine, all’Alpe Lendine, un pittoresco borgo montano cullato tra la severa mole del Pizzaccio, da un lato, e la più bonaria cima del Monte Mater, dall’altro.

Già suggestiva nella bella stagione, con le sue piccole abitazioni rurali coperte da tetti in piode e la catasta di legna poggiata ad una parete esterna, l’Alpe Lendine diviene un “muto paradiso bianco” quando, sotto la coltre di abbondanti nevicate, si lascia trasportare in un lungo sonno invernale: allora, l’incessante lavoro di ogni timido fiocco di neve caduto dal cielo ha smussato ogni spigolo, ricoperto ogni fessura mentre il paesaggio è mutato pian piano in forme dolci e tondeggianti.

Il richiamo invernale, pertanto, è stato irrinunciabile anche se il “muto paradiso bianco” s’è stavolta trasformato nell’ululato incessante del forte vento che per tutto il percorso ha piegato alberi e spazzato il sottobosco con raffiche di neve che sul volto parevano feroci frustate.

Lo stupore, lo stesso che mi aveva scosso positivamente l’estate scorsa, ha però sanato ogni inclemenza meteo quando, all’uscita del fitto lariceto, dietro quel dolce saliscendi nevoso, han fatto capolino le prime baite dell’Alpe Lendine.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 9 Febbraio 2015
Località di partenza San Giacomo Filippo, località Olmo
Sentieri utilizzati 26 CAI
Tempi di percorrenza 2 ore circa
Altitudine massima 1710 metri
Attrezzatura Da escursionismo + ciaspole
Difficoltà EAI (Escursionismo in Ambiente Innevato)
Acqua sul percorso Si, presso la contrada Zecca
Note Nulla

 

Descrizione itinerario

Lasciata l’autovettura nel piccolo piazzale antistante la chiesetta di Olmo, frazione raggiungibile percorrendo i diciotto tornanti che si alzano da San Giacomo Filippo in Valchiavenna, imbocchiamo il sentiero CAI che si snoda alle sue spalle. Poche paline colorate bianco e rosso indicano chiaramente la via da seguire.

Si prosegue inizialmente tra le poche abitazioni sino a risalire trasversalmente il prato che le lambisce dall’alto. Giunti in corrispondenza della prima indicazione sentieristica, lasciamo a sinistra la direzione per l’Alpe Laguzzolo e proseguiamo verso destra in direzione dell’Alpe Lendine.

Prendiamo leggermente quota con ampi zig zag che salgono sino alle soprastanti baite della contrada Zecca, caratteristico borgo affacciato sull’imbocco della Valle del Drogo. Facendo attenzione alle sporadiche indicazioni bianco rosse e a qualche indicazioni su pannelli in legno, proseguiamo tra le strettoie delle rurali abitazioni e, tendendo obliquamente verso destra, raggiungiamo una fresca fonte posta al limitare del bosco.

Proseguiamo ancora verso destra, ora su terreno molto più comodo e pianeggiante, ricalcando quello che nella bella stagione è classificato come il sentiero nr. 26 CAI che, finalmente, si addentra nella lunga Valle del Drogo.

Il sentiero continua alto sopra la vallata e, con lungo traversone, prosegue nel bel mezzo del lariceto tra facili e comodi saliscendi.

Nei pressi della quota 1470 metri, lasciamo la destra orografica del torrente che solca la vallata e, con attenzione, attraversiamo il ponticello che ci porta sul versante opposto. Proseguiamo con maggiore pendenza mentre man mano il bosco si fa sempre più rado.

Attraversato in seguito un secondo ponticello, risaliamo con ampi zig zag il breve dislivello che poco più in alto ci proietta all’esterno del rado lariceto. Uno sguardo verso sinistra ci permette di scorgere la piccola chiesetta alpina posta sul panoramico cucuzzolo a guardia dell’Alpe Lendine, con le sue piccole baite coperte dalla neve che fanno capolino alle sue spalle mentre, tutt’attorno, lo spettacolare dipinto che man mano si mostra dinnanzi al nostro cammino si compone anche delle imponenti cime del monte Mater e del Pizzaccio.

  • Cartina e tracciato GPS

    4.9 km, 02:09:46

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso di ascesa.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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Website: www.cristianriva.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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