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Anello del Pizzo Tre Signori

Anello del Pizzo Tre Signori Anello del Pizzo Tre Signori

Testimone indiscusso dell'enormità di genti (...e merci) che transitarono sui suoi versanti sin dall'antichità, dai Celti agli Etruschi, dai Goti ai Longobardi, dai Guelfi ai Ghibellini, dai Veneziani agli Spagnoli ed in tempi più recenti dai partigiani in fuga dai rastrellamenti nazi-fascisti, il Pizzo Tre Signori ha sempre preservato quel fascino di montagna di frontiera. Da ciò ne prese persino il nome, allorquando divenne geograficamente confine tra lo Stato di Milano, la Repubblica di Venezia e il Canton dei Grigioni.

Ancor oggi territorio di confine tra le provincie di Sondrio, Lecco e Bergamo, il Pizzo Tre Signori rimane terra di frontiera ed indiscusso testimone del passaggio di numerosi escursionisti che, molto facilmente e con altri scopi, ne risalgono i docili versanti per godere appieno dell'ampio paesaggio circostante. Te ne accorgi una volta giunto in vetta di quel fascino di frontiera, quando tra i numerosi escursionisti che si son dati appuntamento trovi il lieto cantilenare dei più svariati dialetti lombardi.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 18 Agosto 2014
Località di partenza Ornica, località Fusinetta
Sentieri utilizzati 107 - 108 - 101 - 106 CAI 
Tempi di percorrenza 8 ore circa 
Altitudine massima 2554 metri
Attrezzatura Da escursionismo 
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti)
Acqua sul percorso Si
Note Eventuale appoggio all'Agriturismo d'Alpe Ferdy ed al Rifugio Benigni

 

Descrizione itinerario

Il lungo giro ad anello prende il via dall'abitato di Ornica, precisamente dalla località Fusinetta, dove, lasciata l'autovettura nell'ampio parcheggio, imbocchiamo la mulattiera del segnavia 107 CAI che s'alza, fiancheggiando lo scrosciante torrente, verso la località Rasega.

Proseguiamo poi nel fitto bosco attraverso un comodo sentiero che dolcemente acquista pendenza sino a sbucare sulla strada asfaltata che a sinistra continua verso l'Agriturismo d'Alpe Ferdy. Noi, invece, proseguiamo verso destra ed in breve ecco raggiunte le prime baite della località Cesur.

Continuiamo su strada asfaltata ancora per alcune decine di metri, sino alle indicazioni sentieristiche poste su una curva che volge verso destra. Abbandonata la strada asfaltata, pieghiamo a sinistra e risaliamo la sterrata che si inoltra nuovamente nel fitto bosco.

Poco oltre la sterrata lascia spazio al classico sentiero montano che, pian piano, si alza con alcuni zig zag sino all'uscita sugli aperti pascoli della Valle Salmurano. Risaliamo la sponda orografica destra del torrente sino a guadarlo poco sopra, in prossimità della fonte San Carlo.

Orobie - Canalino Rifugio Benigni

Incrociato il segnavia 108 CAI, pieghiamo a sinistra e, oltrepassata la Fonte San Carlo, proseguiamo sul classico sentiero che dalla curva degli Sciocc conduce al Rifugio Benigni. Dopo qualche ampio zig zag e un comodo traversone in falsopiano raggiungiamo la base del canalino roccioso.

Ora con maggiore attenzione, impegniamo il ripido canalino roccioso e, sbucati nell'ampia conca, risaliamo verso destra sino a raggiungere la panoramica piana sulla quale è adagiato il Rifugio Benigni.

Lasciamo alle spalle l'accogliente Rifugio Benigni e proseguiamo verso sinistra lungo il facile sentiero che molto comodamente si alza sopra il lago Piazzotti. In meno di mezz'ora, con ampio semicerchio, ecco raggiunta la Cima Piazzotti, a quota 2340 metri.

 

 

 

Lasciamo la vetta a percorriamo a ritroso pochi metri del sentiero di salita. Alla nostra destra, stando alti sulla cresta della Cima Piazzotti, imbocchiamo la traccia di sentiero che, con stretti e ripidi zig zag, discende sino alla sottostante Bocchetta di Trona ed incrocia il segnavia 101 CAI.

Proseguiamo verso destra e, rimanendo sul sentiero 101 CAI, iniziamo la breve ma ripida salita al Monte Giarolo. Giunti in vetta, ove troveremo ad attenderci un alto omino in pietre, proseguiamo in leggera discesa e poi pressochè in falsopiano lungo il sentiero 101 CAI che prosegue con direzione del Rifugio Grassi.

Proseguiamo rimanendo quasi sempre in quota, sino a quando il sentiero, giunto in una bella e selvaggia conca, inizia a discendere. In concomitanza di una indicazione posta sulla roccia, ove è stata pennellata in vernice bianca la sigla P3S (Pizzo Tre Signori), abbandoniamo il segnavia 101 CAI per proseguire su tracce di sentiero che si alzano obliquamente verso destra.

Prestando ora maggiore attenzione, proseguiamo superando un breve saltino di roccia non troppo difficile e, dopo una breve discesa, ci si alza ancora verso destra su ripido sentiero che si fa largo nell'erba che circonda macchie e speroni rocciosi.

Il sentiero raggiunge quindi un ampia sella erbosa e quindi attraversa in falsopiano una zona detritica per poi raggiungere una lieve discesa esposta verso sinistra. Proseguiamo con moderata cautela sino a raggiungere l'ampia conca detritica che precede la Bocchetta d'Inferno ove il sentiero si congiunge con quello proveniente dalla omonima vallata.

Orobie - Pizzo Tre Signori

Lasciamo alle spalle la bocchetta d'Inferno e proseguiamo a sinistra lungo la consueta via di ascesa che in poco più di mezz'ora di conduce sino alla vetta del Pizzo Tre Signori, a quota 2554 metri.

 

 

 

 

 

Per concludere il giro ad anello non resta altro che far ritorno alla bocchetta d'Inferno e piegare a sinistra discendendo il lungo ma appagante sentiero 106 CAI che attraversa la bella valle d'Inferno, sino all'agriturismo d'Alpe Ferdy e quindi ad Ornica.

  • Cartina e tracciato GPS

    19.3 km, 08:12:06

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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