Martedì 26 Settembre 2017
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Anello di Cima Moren

Cima Moren Cima Moren

Dopo un inverno spettacolare ma inconsueto dal punto di vista delle abbondanti nevicate, il degno intermezzo primaverile e, quindi, capricciosa più che mai, un estate che ancora non ne vuole saper di mettere la testa a posto. Parto da Bergamo con un cielo grigio che getta subito incertezza sulla meta scelta: la Cima Moren. Ogni bivio stradale sarebbe l'occasione buona per cambiare itinerario, ma non lo faccio: Val Brembana o Val Seriana, Valbondione o Presolana, Val di Scalve oppure Valcamonica? ...mentre all'orizzonte il cielo si fa sempre più grigio, arrivo a Borno e piove.

Ma è proprio dopo questa breve rinfrescata che, d'improvviso, ironicamente come un fulmine a ciel sereno, che nello squarcio del cielo grigio affiorano i primi raggi di sole. Tutt'attorno si fa largo un cielo blu cobalto che magnificamente esalta la bellezza di questi luoghi ed in particolare quell'anfiteatro di cime dolomitiche che fregia quest'altopiano bresciano.

A Navertino è una gara di velocità con due giovanissimi escursionisti che come me temono in un nuovo peggioramento del tempo; in fretta scarponi e zaino e la partenza rapida e ripida sul primo tratto di mulattiera. Sono delle schegge e li perdo subito di vista ma li incontrerò dopo qualche ora, loro sulla vetta del Pizzo Camino ed io su quella della Cima Moren, un saluto in linea d'aria nella frizzante brezza dei quasi 2500 metri di altitudine. Che botep!

Il resto della salita è raccontato in alcuni veloci scatti scanditi dall'andirivieni di sceniche ma minacciose nuvole lungo un itinerario che regala ampi panorami mozzafiato e adrenalinici passaggi su roccia. Infatti, dopo i rasserenanti pascoli che allietano lungo tutto il percorso, i duecento metri che mi dividono dalla vetta son su creste aeree e passaggi di I° grado esposti sul versante nord che volge a strapiombo con bellavista sui giganti orobici: Coca e Redorta. Lì vien prezioso ogni consiglio di cautela e l'insegnamento dell'amico Maurizio Agazzi nelle indimenticabili salite al Pizzo Camino e sul Valletto.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 11 Luglio 2014
Località di partenza Borno, località Navertino
Sentieri utilizzati Nr. 82 e 82b
Tempi di percorrenza 7 ore circa 
Altitudine massima 2418 metri
Attrezzatura Da escursionismo 
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti) - F (Alpinistico) - I°
Acqua sul percorso No
Note Eventuale appoggio al Rifugio Laeng o San Fermo

Descrizione itinerario

L'escursione prende il via dalla località Navertino di Borno dove, lasciata in sosta l'autovettura nei pochi spazi disponibili davanti all'omonima trattoria, imbocchiamo il segnavia 82, una larga carrareccia che in ripida salita si addentra nel bosco e, superato un bivio dove si proseguirà verso sinistra, raggiunge, dopo l'uscita dal bosco, i verdi pascoli ove è quietamente adagiata la Malga Moren.

Proseguiamo in salita oltre la Malga Moren e, dopo alcune decine di metri, abbandonata la sterrata, pieghiamo a sinistra imboccando il segnavia 82b che, su traccia meno evidente, risale l'ampio vallone erboso sottostante la chiesetta degli Alpini, quest'ultima non visibile nel corso di questo tratto di salita. (E' possibile, in alternativa alla salita nel vallone erboso del segnavia 82b, proseguire sulla sterrata e raggiungere la Chiesetta degli Alpini per poi piegare obliquamente verso sinistra e riprendere il segnavia 82.)

Dopo la ripida salita nel vallone erboso, raggiunto nuovamente il sentiero 82, che con lungo traversone prosegue verso il rifugio San Fermo, imbocchiamo, in corrispondenza della segnaletica sentieristica, la salita verso Cima Moren.

Si sale tra ampi pascoli punteggiati di bianche rocce, uniche testimoni della conca di origine glaciale. L'anfiteatro è davvero spettacolare: alla nostra destra s'alza la nostra meta: la cima Moren, mentre alla nostra sinistra il versante più dolce della Corna San Fermo.

Proseguiamo sempre su evidente sentiero sino alla ripida zona detritica in cui il sentiero volge verso destra e con stretti zig zag raggiunge la panoramica forcella.

Pieghiamo verso destra e, dopo il breve traversone erboso, iniziamo la salita del primo breve tratto con facili roccette (I° grado). Sempre seguendo i segnavia bianco – rossi, prendiamo velocemente quota sino ad un successivo e più divertente tratto di facili roccette (I° grado, eventualmente munito di chiodi fissi) che consente di giungere sull'aerea cresta dell'anticima. La nostra meta è proprio difronte a noi e dalla croce di vetta ci divide solo un'ampia fenditura rocciosa che, con molta attenzione, dobbiamo discendere facendo poiché verso sinistra si espone nel vuoto della parete nord.

Scesa con attenzione la fenditura, non resta altro che risalire il più facile tratto erboso che conduce alla vetta che sarà nelle nostre mani solo dopo una altro facile tratto di roccette.

Ineguagliabile il panorama dalla vetta dei 2418 metri di altitudine dove dirimpetto ci saluta la cuspide rocciosa del Pizzo Camino. Poco oltre la Cima Bacchetta e la sottostante Val Camonica, il gruppo dell'Adamello e, verso ovest, le nostre Orobie.

Il giro ad anello prosegue seguendo a ritroso il sentiero di salita sino alle ultime indicazioni sentieristiche poste in corrispondenza del sentiero 82 che proseguiva vero il rifugio San Fermo. In tale incrocio di sentieri, imbocchiamo a sinistra il “Sentiero Alto” che con lungo traversone ci consente di raggiungere l'altura del Monte Arano. Da quest'ultimo proseguiamo in discesa, sino al già visibile rifugio Laeng. Non resta altro che lasciare alle spalle il rifugio e proseguire seguendo le indicazioni per Borno e quindi far ritorno a Navertino.

  • Cartina e tracciato GPS

    16.2 km, 06:49:12

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

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Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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