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Sui monti con uno zaino

Anello del Diavolo della Malgina

Anello del Diavolo della Malgina Anello del Diavolo della Malgina

Aestas, estate, caldo bruciante. Mai come in questo mese di luglio! Persino la scarpinata sino al Rifugio Curò è abbondantemente più dura e faticosa del solito; preferirei ordinare una birra fresca piuttosto che il classico caffè e latte ma opto coscienziosamente per quest’ultimo, invogliato più dalla torta ai mirtilli che dal fatto di esser solo all’inizio della lunga escursione.

Riprendo, infatti, in considerazione l’ascesa alla quarta vetta più alta delle Orobie, il Diavolo della Malgina, già compiuta sul finire dell’estate 2010, e ripercorro la bella ma lunga salita al Lago della Malgina, perla orobica nella quale mi trattengo dal tuffarmi, seguita poi dalla spettacolare risalita della frastagliata cresta, sino alla croce di vetta dove la ventilata frescura dei 2926 metri di altitudine è un meritato toccasana.

Purtroppo il meteo non è altrettanto clemente come nell’estate 2010. La scelta di percorrere il sentiero scendendo dalla Valmorta è pur sempre entusiasmante seppur veloce per l’arrivo di una perturbazione. Appena in tempo: la panoramica discesa verso Valbondione sarà sotto un terribile, ma refrigerante, temporale che abbasserà, seppur temporaneamente, le temperature nell’alta Valle Seriana.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 3 Luglio 2015
Località di partenza Valbondione, località Grumetti
Sentieri utilizzati 305 - 308 - 310 - 323 CAI
Tempi di percorrenza 4 ore e mezza circa
Altitudine massima 2926 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti) - I (Alpinistico)
Acqua sul percorso Si
Note Eventuale appoggio al Rifugio Antonio Curò

 

Descrizione itinerario

Lasciata l’autovettura in località Grumetti di Valbondione, imbocchiamo il sentiero che, alle spalle della Santella, si inerpica nel fitto bosco e raggiunge, dopo una ventina di minuti di ripida camminata, la sterrata contraddistinta dal segnavia 305 CAI che sale dalla frazione Beltrame di Valbondione con direzione del Rifugio Antonio Curò.

Si sale ora comodamente e senza troppa fatica, allietati a sinistra dal bel panorama sulle cascate del Serio. Lasciamo a sinistra la traccia di sentiero che scende verso l’Osservatorio di Maslana e proseguiamo lungo la sterrata sino a quando, giunti appena oltre uno stretto tornante, si stacca a sinistra una evidente traccia che sale ripida: è il sentiero della direttissima per il Rifugio Antonio Curò.

Imbocchiamo quest’ultimo dopo aver abbandonato la mulattiera che prosegue panoramica verso il Curò. Si sale con strappi ripidi che si alternano a piacevoli e panoramici balconi piuttosto pianeggianti. Oltrepassati alcuni facili tratti attrezzati, proseguiamo in ripida salita passando infine sotto un pilone dell’alta tensione che precede l’arrivo sull’ultimo tratto di della mulattiera 305 CAI. Pieghiamo a sinistra e brevemente raggiungiamo prima l’Ostello e poi il Rifugio Antonio Curò, a quota 1895 metri di altitudine.

Riprendiamo il cammino dopo la breve sosta e proseguiamo lungo il largo sentiero (segnavia 308 CAI) che, oltrepassata la Santella, fiancheggia sulla destra il Lago del Barbellino. Si prosegue lungamente con andatura piacevolmente pianeggiante.

Lasciamo a destra le deviazioni, prima per la Val Cerviera, il Pizzo Recastello ed il Sentiero Naturalistico Antonio Curò e, un tratto più avanti, quella per il Monte Gleno, e proseguiamo sempre lungo la comoda mulattiera che fiancheggia il lago, con direzione del Rifugio Barbellino. Giunti all’estremità nord del Lago del Barbellino, poco dopo aver fiancheggiato il torrente Serio che si immette nel bacino, pieghiamo a sinistra in corrispondenza delle indicazioni per il Lago di Malgina, segnavia 310 CAI.

Il sentiero attraversa un pianoro erboso per poi inerpicarsi con qualche zig zig in zona piuttosto rocciosa e quindi sbucare presso il Lago della Malgina, a quota 2340 metri di altitudine.

Lasciamo a destra la perla orobica del Lago di Malgina e pieghiamo a sinistra percorrendo la ripida traccia che si alza su terreno pietroso e sdrucciolevole sino a raggiungere il soprastante pianoro. Proseguiamo lungo la traccia tenendo a vista i vari ometti di pietre e, con ampio semicerchio che volge verso destra nell’ampia conca, risaliamo un area piuttosto aspra e severa. Poco oltre pieghiamo nuovamente a sinistra e con lungo traversone su terriccio raggiungiamo, attraverso stretti zig zag, un breve passaggio di facili roccette superato il quale il sentiero volge nuovamente verso sinistra ed affronta un altro breve tratto di facili roccette che s’insinua attraverso una fessura rocciosa. Superata quest’ultima, la traccia prosegue quasi pianeggiante verso sinistra per un breve tratto dopodichè piega nettamente a destra nell’ultimo tratto che precede la vetta: facendo particolare attenzione, con l’aiuto delle mani, risaliamo la frastagliata cresta seguendo i vari bolli rossi verniciati su alcune rocce. La traccia si avvicina sempre più al fil di cresta ma restiamole appena sotto rimanendo sul versante si salita. Poco oltre, si lascia il fil di cresta per un breve obliqua a sinistra che ci conduce sino alla vetta del Diavolo della Malgina, posta a quota 2926 metri di altitudine.

Il percorso ad anello prosegue con discesa verso la Valmorta. Pertanto, dalla croce di vetta, tenendo a vista il Pizzo Coca, seguiamo brevemente la cresta del Diavolo della Malgina verso destra e imbocchiamo la traccia sdrucciolevole che scende a sinistra verso il versante valtellinese. Si scende abbastanza agevolmente anche se occorre prestare attenzione alla sostenuta pendenza ed al terreno scivoloso. Non occorre scendere eccessivamente su versante valtellinese ma, appena possibile, è meglio piegare verso sinistra cercando la via migliore per tornare sul versante seriano e raggiungere la sottostante Bocchetta di Valmorta.

Scendiamo restando al centro dell’ampio canalone detritico seguendo vari omini di pietre posti lungo l’evidente traccia (…attenzione perché il versante potrebbe riservare residui di neve anche ad inizio estate). Man mano che si scende l’ambiente muta da aspro e severo in ampie distese erbose attraversate da piccoli o medi torrentelli. Conviene tenersi piuttosto verso destra perché la discesa diritti che pare forse più intuitiva porta in seguito a ripidi tratti erbosi che risultano piuttosto scivolosi da affrontare. Raggiunto il sottostante pianoro erboso che ospita il bel Lago Inferiore di Valmorta, pieghiamo nettamente verso sinistra andando ad intercettare il segnavia 323 CAI (…indicazioni sentieristiche presenti) che prosegue molto facilmente verso il Rifugio Antonio Curò.

Qualche facile tornante ci permette di perdere quota sin quando, passati due tratti attrezzati con catene, il sentiero volge verso sinistra e raggiunge il bacino inferiore del Barbellino dal quale, con breve salita e poi un tratto pianeggiante che volge verso sinistra, è possibile far ritorno al Rifugio Antonio Curò. Il ritorno può avvenire lungo il comodo sentiero panoramico del segnavia 305 CAI.

  • Cartina e tracciato GPS

    23.1 km, 10:25:33

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso di ascesa.

Read 3088 times
Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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