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Sui monti con uno zaino

Traversata Tagliaferri: Valli Venerocolino e Vò

Traversata Tagliaferri Traversata Tagliaferri

PASSO DOPO PASSO, dopo ben cinque ore di cammino, raggiungo infine il Rifugio Tagliaferri, idealmente la meta di questa lunga traversata in quota. Restano ora “solo” questi ultimi 12 chilometri di sentiero che mi dividono dal punto di partenza e che immagino di percorrere sollevato ad un palmo da terra, soddisfatto e sereno, con quel mezzo sorriso fra l’ebete ed il sornione come quello di colui che, godereccio, assapora pian piano la conquista che ancor non tiene in pugno ma che ben presto coronerà quel sogno nel cassetto tanto atteso: la traversata alta delle valli scalvine del Venerocolino e del .

E nella lunga discesa, sarà quello il momento per sorridere dei tre tentativi estivi andati a vuoto a causa del maltempo, terminati due volte al Passo del Venerocolo ed una volta al Rifugio Tagliaferri. Sarà quello il momento per rinnovare la memoria e riassaporare l’appagante traversata aerea appena compiuta che, PASSO DOPO PASSO, mi ha permesso di solcare quegli storici valichi d’alta quota, oggi meta solo di sporadici escursionisti, un tempo attraversati, pure allora: PASSO DOPO PASSO, da solitari pastori con le greggi, da boscaioli e carbonai ed infine da silenziosi spalloni con la loro bricolla. Sarà quello l’attimo in cui un brivido mi ricorderà il passaggio sul ponte sospeso tra severi costoni rocciosi a scavalco dei 2500 metri d’altitudine come pure gli adrenalinici passaggi attrezzati aggrappato a catene fredde e solitarie che però godono ogni giorno dell’invidioso panorama a picco sul vuoto delle vallate del Venerocolino e del . Sarà quello il momento per ricordare le esplosive fioriture scorte sul Sentiero Naturalistico Antonio Curò. Sarà quella l’occasione per ricordare a me stesso che la rinuncia è uno dei primi insegnamenti della montagna ma che la perseveranza è il rovescio della medesima medaglia e, spesso, ti spinge a raggiungere l’obiettivo. Sempre pian piano e con cautela, PASSO DOPO PASSO.

Tutto ciò non certo prima di aver goduto di quel meritato piatto di pasta condito, non solo del profumato ragù di carne che in questi luoghi d’alta montagna pare ancor più gustoso, ma anche dalla saggezza dello storico rifugista, Francesco TAGLIAFERRI, che, forse per l'ennesima volta, ripeterà all’ultimo escursionista giunto al rifugio le gesta alpinistiche del compianto fratello Nani e del loro ambizioso sogno di realizzare quell’accogliente riparo d'alta quota. Un sogno fattosi realtà, PASSO DOPO PASSO, un po’ come questa mia umile traversata d’alta quota.

Informazioni sintetiche

Data dell'escursione 29 Settembre 2014
Località di partenza Schilpario, località Ronco - Paghera
Sentieri utilizzati 414 - 416 - 413 CAI
Tempi di percorrenza 8 - 9 ore circa (sviluppo totale: 25 km.)
Altitudine massima 2518 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti)
Acqua sul percorso Si
Note Eventuale appoggio al Rifugio Nani Tagliaferri

 

Descrizione itinerario

Il lunghissimo giro ad anello prende il via dalla frazione Ronco di Schilpario e, precisamente, appena oltre lo Chalet del Vò, in località Paghera, dove, parcheggiata l’autovettura imbocchiamo il segnavia 414 CAI che sale a destra con direzione dei Laghetti del Venerocolo.

Dopo il primo tratto quasi pianeggiante, il sentiero, in realtà una larga strada bitumata, prosegue nel bel bosco acquistando maggiore pendenza e, mantenendosi alto sul sottostante torrente, raggiunge gli ampi spazi pascolivi della Valle del Venerocolino. Abbandonata la strada, pieghiamo a destra in corrispondenza delle indicazioni sentieristiche  e saliamo pian piano in quota lasciando che alle spalle compaia l’elegante Presolana. Dopo l’ultimo zig zag il sentiero prosegue in leggera salita e con ampio semicerchio nelle verdeggiante conca raggiunge la bastionata rocciosa dei Canali del Rame dove, con maggiore attenzione, attraversiamo e lasciamo alle spalle l’impetuoso torrente per proseguire sulla comoda e ben tenuta mulattiera militare

Oltrepassata una fragorosa cascatella che scende alla nostra sinistra, proseguiamo sino al primo pianoro sul quale è beatamente adagiato il primo dei laghetti del Venerocolo, in realtà ormai ridotto quasi ad una torbiera, che non mancherà di stupire per il colore rossastro delle pietre che traspaiono dalle acque del tenue torrente che scende a valle e per la quiete trasmessa da questa immensa conca prativa ai piedi del Monte Venerocolo  o Tre Confini. Un ultimo strappo verso sinistra ed ecco raggiunti i restanti laghetti del Venerocolo.

Proseguiamo verso destra marciando lungo il bel sentiero 414 CAI e, giunti all’intersezione sentieristica, lasciamo a destra il sentiero che prosegue verso il passo del Vivione per piegare a sinistra sino a raggiungere il vicino passo del Venerocolo, a quota 2314 metri, dove la meritata sosta (...circa 3 e mezza dalla partenza) consente di godere dello strepitoso panorama verso il versante valtellinese della Valle del Venerocolo. Ci troviamo ora sul sentiero 416 CAI ovvero il Sentiero Naturalistico Antonio Curò.

Ripartiamo dalla sosta sapendo che ora ci attende il tratto più impegnativo ma anche quello più divertente che in circa 2 ore ci permetterà di raggiungere, attraverso l’aerea traversata in quota, il Rifugio Nani Tagliaferri.

Lasciamo alle spalle il Passo del Venerocolo e proseguiamo obliquamente in salita attraversando lo scosceso versante sud del Monte Venerocolino. Superato il primo tratto attrezzato con catene che oltrepassa un punto esposto, il sentiero torna comodo seppur ancora in costante pendenza. Un ultimo strappo ed ecco raggiunto il Passo del Demignone, a quota 2485 metri.

Anzichè attraversare il valico del Demignone e scendere il versante opposto, torniamo indietro poche decine di metri sul sentiero appena percorso e, in corrispondenza delle indicazioni poste su una roccia, proseguiamo verso sinistra sul Sentiero Naturalistico Antonio Curò che, inizialmente in falsopiano, prosegue poi in leggera salita dando il via alla lunga serie di tratti esposti ed attrezzati.

Traversata Tagliaferri: Valle Venerocolino e Vò

Man mano che si prosegue, il sentiero lascia alle spalle la zona dei Laghetti del Venerocolo e si affaccia sulla valle del Vò dove troneggia alto verso il cielo il Pizzo Tornello. Dopo aver raggiunto il secondo Passo del Demignone, proseguiamo in leggera discesa mentre lo stretto sentiero panoramico, lasciato alle spalle il Monte Demignone, abbandona ora la sicura catena per raggiungere il tratto più aspro e roccioso della traversata.

 

Ora la catena è d’obbligo e mentre lo stretto sentiero si insinua fra due speroni rocciosi anticipando l’adrenalinico ponticello sospeso, il panorama circostante diviene superlativo su ambo i versanti. Ci troviamo ad un passo dal punto più alto dell’intera traversata che raggiungerà i 2518 metri di quota.

Oltrepassato il ponticello proseguiamo in leggera salita sempre con la catena tra le mani che scorre lungo l’aerea bastionata rocciosa e, raggiunto il culmine, discende sino a conquistare il Passo del Vò, a quota 2368 metri, dal quale possiamo ammirare lo splendore del Lago Belviso.

Traversata Tagliaferri: Valle Venerocolino e Vò

Ancora qualche facile tratto attrezzato mentre la lunga traversata volge al termine offrendo ancora un ampio panorama sulla sottostante Valle del Vò. Dopo l’utimo traverso quasi pianeggiante ecco raggiunto l’ennesimo passo alpino, il Passo del Venano, e l’accogliente rifugio Nani Tagliaferri dal quale potremo parte ammirare della traversata alta appena percorsa.

 

 

Se l’ambita meta può dirsi raggiunta e conquistata con soddisfazione, il ritorno al punto di partenza richiede invece ancora molto cammino. Sono infatti almeno 12 i kilometri che ci dividono dalla frazione Ronco di Schilpario.

Ripartiamo lasciando alle spalle il Rifugio Nani Tagliaferri, che posto a quota 2328 metri di altitudine è il più alto dei rifugi CAI delle Orobie, ed imbocchiamo il segnavia 413 CAI che, dopo qualche breve tratto iniziale che richiede l’uso delle mani, discende poi molto comodamente e senza troppo impegno permettendo di ammirare le belle baite che punteggiano questa immensa vallata del Vò e lo svelarsi sul - pian piano - del Pizzo Camino e del Monte Sossino che faranno da sfondo a questo bel palcoscenico naturale. Giunti sino al vecchio forno in pietre non resterà altro che piegare a sinistra e scendere ripidamente sino al torrente Vò. Oltrepassato il ponticello in legno, una brevissima deviazione a sinistra ci consente di ammirare la spettacolare cascata del Vò. Ritornati al ponticello, basterà proseguire in discesa verso Ronco di Schilpario e, attraverso il sentiero che si allarga in una bella sterrata nel fitto bosco, far ritorno al punto di partenza.

  • Cartina e tracciato GPS

    23.4 km, 08:35:06

  • Album fotografico

  • Note

    I tempi di percorrenza sono indicativi e si riferiscono al percorso ad anello.

Read 3388 times
Cristian Riva

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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