Citta’ Alta in una notte di fine estate

Citta’ Alta in una notte di fine estate

Una notte di fine estate. Le vie del centro sono letteralmente invase dal mare di persone che avanza e balla al ritmo della movida notturna, mentre una silenziosa e fresca brezza segna ormai un anticipo d’autunno. Vado contro corrente, “le solite persone… …forse pensano che ho fretta. Invece ho solo bisogno di silenzioAlda Merini docet. E sulle sensibili parole della Poetessa decido di fuggire ben lontano da quel brulicare di persone.

Ho bisogno di silenzio e per trovarne un poco scelgo il luogo meno affollato del centro cittadino: il campanile della basilica di Sant’Alessandro in Colonna. Una piccola vetta sopra la mia città, pochi metri quadri raggiungibili risalendo gli oltre 1400 gradini in pietra, antichi quasi quanto la secolare basilica. L’arrivo in vetta riserva poco spazio; pochi metri quadri di un luogo tanto comodo e pacifico, sotto le enormi campane che la domenica suonano a festa, riservano però il piacevole spettacolo sulle antiche mura venete, un palcoscenico che avvolge l’incantevole città medioevale. Proprio dirimpetto, infatti, torri, guardiole e campanili sovrastano chiese, signorili palazzi e monumenti di epoche assai lontane, disegnando nell’insieme quell’invidiabile (a volte troppo riduttivo) skyline conosciuta in tutto il mondo!

Descrizione del percorso

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

E’ proprio da quassù, nel silenzio di una fresca notte di questa tarda estate, che, chiusi gli occhi, disegno mentalmente l’immaginario percorso che mi porterà lontano nel tempo, non solo lontano dalla poco amata movida ma anche dal classico giro della corsaröla. La meta è certamente ancora Lei, Città Alta, coi suoi preziosi acciottolati che si insinuano in vicoli e buie scalette, angoli nascosti dove aleggia una misteriosa atmosfera medioevale.

via Sant’Alessandro e porta San Giacomo, uno dei principali accessi – probabilmente anche il biglietto da visita – di quella che ancor oggi qualcuno chiama ironicamente “berghem de sura” è in realtà il luogo ideale dove poter osservare parte di quel poderoso muraglione che sorregge, ed amorevolmente racchiude, il prezioso gioiello dell’antica città. E’ proprio in quelle enormi pietre, minuziosamente incastrate l’una con l’altra in un lavoro che mobilitò enormi quantità di capitali e manodopera, che trovo scritta la storia di Bergamo all’epoca della sua dominazione veneta.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

Vi è poi un’altra storia, e – insieme – tante altre storie, che la cinta muraria custodisce gelosamente ed esibisce solo all’attento osservatore. Storie racchiuse nei numerosi simboli che punteggiano sporadicamente l’intero perimetro delle mura venete: croci, rosoni, fregi di capitelli e lapidi raccontano infatti una loro storia, della quale spesso conosciamo ben poco. Ecco allora che quel “sole” di pietra, anonimamente incastonato tra gli enormi massi che compongono il tratto di mura di via Tre Armi, conduce a ritroso nel tempo sino a San Bernardino da Siena e ricorda il passaggio e la predicazione del Santo nella città bergamasca. Altri simboli e altre storie da raccontare, come quella della croce posta sulle mura in prossimità della porta San Giacomo che testimonia ancor oggi il sacrificio, in termini di distruzioni edilizia, che costò l’erezione della possente cinta veneta; si narra infatti che quella croce in pietra si trovasse in un tempietto poi distrutto durante la costruzione delle mura.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

via Osmano e via Porta Dipinta, riprendo il cammino alla ricerca di qualcosa che non troverò, verso qualcosa che purtroppo il tempo e soprattutto l’incuria dell’uomo ha disperso per sempre facendola tacere, forse a proprio comodo, affinché nulla possa più rivelare, o spifferare, alle inflessibili Autorità. Era la bocca delle denunce segrete, un manufatto collocato in più punti della città di Bergamo – uno appunto sulla facciata del palazzo Calepio all’angolo tra via Osmano e via Porta Dipinta, era pronta ad accogliere il messaggio anonimo, spesso anche non veritiero o trascritto solo per vendetta, che si tramutava immediatamente nella certa condanna, secondo, però, quelle che allora erano le pene proposte da Venezia: la bastonatura, lo strangolamento ed anche lo squartamento. Nulla a che vedere con gli arresti domiciliari o i Servizi Sociali del giorno d’oggi!

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

via Rocca e via Solata pare mi introducano alla classica corsaröla ma basterà piegare a destra dopo piazza Mercato delle Scarpe per inoltrarmi nell’aldilà. E’ proprio lungo queste strette viuzze acciottolate, dove il tremolio della tenue pubblica illuminazione avvolge e trasforma nottetempo la bella viuzza in un macabro passaggio, che incontro le Porte del Morto. Sono loro che rendono funereo questo luogo, quel susseguirsi di sei porte, due delle quali completamente murate, tutte egualmente sormontate da semplici archi alla base di uno dei più antichi palazzi della città medioevale. E’ attraverso quelle porte, infatti, che passava – o forse meglio: trapassava – il feretro del proprietario dell’abitazione. Un ultimo ed estremo saluto al caro estinto dopodiché la soglia di casa veniva completamente ed eternamente murata.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

via Donizetti e via Rosate: sulle note dell’“Elisir d’amore” raggiungo brevemente piazza Terzi, “un silenzioso angolino, uno degli angoli più belli d’Italia, una delle tante piccole sorprese e gioie per le quali vale la pena di viaggiare”. Non lesina complimenti il “viandanteHerman Hesse per descrivere questo magico e suggestivo luogo tanto caro anche al giovane Stendhal che, affacciandosi da una delle finestre del sontuoso – ed a tratti misterioso – Palazzo Terzi, amava rimirare la lontana ed infinita catena degli Appennini.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

piazza Vecchia con l’antica Fontana del Contarini, certamente il luogo più conosciuto e frequentato di Bergamo Alta, è il palcoscenico attorno al quale ruotano in bella mostra i più importanti monumenti e palazzi della città: il Palazzo della Ragione, il Palazzo Nuovo, il Duomo e la Basilica di Santa Maria Maggiore, il Battistero e la Cappella Colleoni, ed infine la Torre Civica o Campanone che, forse anch’essa poco avvezza ai bagordi della movida notturna, coi suoi cento rintocchi annunciava la chiusura dei portoni delle mura venete, e quindi il dissolversi di ogni attività. Come per le mura venete, anche Piazza Vecchia racconta la sua storia nell’aspra e fredda pietra che sorregge quei sontuosi monumenti che tutt’attorno la circondano. Ne trovo traccia all’angolo con l’edificio dell’Ateneo l’abside di Santa Maria Maggiore, lungo il muro del Fontanone Visconteo, dove su una pietra scorgo a malapena la breve sigla “AQ” che identificava il punto di passaggio del più antico acquedotto della città. Ed ancora, poco distante, proprio sotto il porticato del Palazzo della Ragione, un tempo sede del tribunale civile e penale, su quella lunga e fredda gradinata, posta sotto la Beata Vergine: sedili in pietra dove i condannati attendevano il Giudizio del Malefizio e la loro immediata condanna. Altro che i “tempi lunghi della giustizia”!

piazza Vecchia, dove è sin troppo facile farsi “distrarre” da tanta bellezza!

Occorre chiudere gli occhi per distogliere lo sguardo dalla troppo consueta cartolina ricordo di qualche monumento.

Nel buio più completo, restano le mani ed i sensibili polpastrelli l’unico mezzo per raggiungere il passato: accarezzano muri ne percepiscono la freddura, raggiungono angoli che confinano col vuoto.

Loro, le dita, si insinuano in solchi ostili e insignificanti fenditure longitudinali scolpite nella pietra che sorregge il Palazzo della Ragione.

Insignificanti solchi che trasportano sino all’epoca dei gendarmi austriaci ed al loro dilettarsi nell’affilar le baionette.

Citta’ Alta in una notte di fine estatevia Borgo Canale e la suggestiva chiesa di Santa Grata sono il culmine di questo misterioso, a tratti funereo, percorso notturno che ora prende forma nelle stravaganti opere del Bonomini, i Macabri. Un ciclo di scene di scheletri viventi, commissionate dalla parrocchia di Santa Grata affinchè ricordassero la celebrazione dei triduo dei morti, dove il Bonomini diede sfoggio alla propria fantasia e spregiudicatezza raffigurando scene con protagonisti degli scheletri che, ripresi nella loro spontanea quotidianità, richiamavano persone abitanti nel borgo in cui vennero esposte. Davvero un brivido!

via del Vagine, via della Fara e via Noca, chiudono quest’immaginario percorso del quale, purtroppo, restano oggi ben poche tracce. Il tempo e l’uomo con la sua incuria sottoscrivono a larghe braccia la firma su questa colossale perdita storica. E dove qualcosa è ancora rintracciabile e recuperabile, la fretta e la distrazione odierna completano l’opera facendoci passare oltre, chissà dove, totalmente indifferenti. In alcuni casi, poi, c’è stata – e c’è tutt’ora – la volontà di dimenticare. Ciò corrisponde al vero quando si parla di un edificio del quale a Bergamo ben pochi conoscono l’esistenza, qualcosa che suscita un brivido: è la casa del boia! Non temete, come per l’estate e per questo divertente percorso notturno, “tutto ha un inizio ed una fine” ed anche l’inquilino di quella casa, seguendo l’inesorabile aforisma aristoteliano, se n’è andato ormai da parecchio tempo, magari proprio attraverso una di quelle porte del Morto di via Solata e via Rocca!

Tutto ha una fine. Questo viaggio notturno termina proprio in via Noca, all’altezza di una colonnetta in pietra che idealmente racchiude i simboli incontrati lungo questo vagabondare. Una colonnetta sulla quale l’illeggibile scritta “non latius” ordinava categoricamente alle mura venete di non oltrepassare quel limite. Ed io, di oltrepassare quel limite non ci penso proprio.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

Riapro gli occhi svegliandomi a suon di colpi; forti cannonate sparate verso l’alto del cielo. No, almeno stavolta la movida notturna non c’entra nulla; riapro gli occhi ancora sullo splendore delle mura venete e di Città Alta; ancora qui racchiuso e coccolato nei pochi metri quadri dell’alto campanile della Basilica, tanto comodo e pacifico, mentre i fuochi d’artificio, che sobri sottolineano i tempi della crisi, festeggiano la ricorrenza del martire Sant’Alessandro, Patrono della mia città.

Citta’ Alta in una notte di fine estate
Citta’ Alta in una notte di fine estate

 

Ringraziamenti

Il seguente racconto, per quanto attiene la ricerca documentaristica e storica, ha come sua fonte il libro – in due volumi – di Emanuele Roncalli dal titolo “I misteri di Bergamo”, editore Burgo. Grazie!

Cristian

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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