Cavlera e Tisa, tra storia e leggenda

Cavlera e Tisa, tra storia e leggenda

Tisa e Cavlera, una dirimpetto all’altra. Nella loro appena accennata altitudine dominano tutta la Val Vertova e fan da balcone verso i colossi dell’Arera, della Presolana e dell’Alben, solo per citare alcune fra le più conosciute cime orobiche.

Sui loro versanti, quelli che scendono dalle cime Tisa e Cavlera, s’inerpica un sentiero che – a primo acchito – appare tutt’altro che selvaggio. Eppure, una volta abbandonata la noiosa strada asfaltata che si alza sopra l’abitato di Vertova, il percorso inforca una bella mulattiera che salendo dolcemente ci coccola con scorci tra fede e storia, leggenda e realtà.

Come San Patrizio, ci faremo trasportare dal nostro mantello, non certo per attraversare da sponda a sponda la Loira, ma per risalire comodamente l’erta mulattiera. Protetti dal Santo sfuggiremo a uccellacci e demoni e potremo così raggiungere la bella Fonte di pietra arenaria che sgorga proprio sotto il Santuario a Lui dedicato, lì dove anticamente anche i viandanti che percorrevano il sentiero di Honio si fermavano per bagnarsi gli occhi e segnarsi con l’acqua del fontanino.

Santella dopo santella, tribulina dopo tribulina, attraverseremo alcuni dei luoghi dell’antico concilium, quegli stessi luoghi capeggiati da grumi di case che oggi son fiancheggiate dal sentiero CAI 518. Non dovremo far altro che lasciarci trasportare: su, sempre più su, dove il bosco lascerà spazio agli ampi pascoli e dove l’ultimo richiamo alla fede ci consentirà di raggiungere il paradiso (…quello terreno, almeno!).

Descrizione del percorso

Partenza da Piazza Vittorio Veneto di Vertova dove, lasciata l’autovettura in uno dei parcheggi disponibili, imbocchiamo la via Don Brini e poi il vicolo Vallorcio. Superata la gradinata, risaliamo a sinistra la via Cereti e poi la via Moracchio. Al termine di quest’ultima, piegando nuovamente a sinistra, percorriamo in salita la via Monsignor Zenone al termine della quale un breve tratto di sentierino ci consente di raggiungere la via San Patrizio. Superata la tribulina dol Merel, proseguiamo – a tratti su asfalto ed a tratti su mulattiera – sino al Santuario di San Patrizio, splendido punto panoramico sulla media Valle Seriana.

Dal Santuario proseguiamo lungo la strada per Bondo e, raggiunta la tribulina de Unì, imbocchiamo la mulattiera che porta ai Piani di Rezzo. Il percorso, sempre su mulattiera, sale dapprima attraverso prati, poi attraverso il bel bosco, sino a congiungersi con la carrareccia che raggiunge la località Unì. Poco oltre, una mulattiera si inerpica sulla sinistra, fino a raggiungere la piccola località di Oretel, con le sue tre baite.

Superata una stradina, il sentiero prosegue nei pressi di una casa con fonte detta la Palazzina e raggiunge un costone dove sorge il roccolo Messina. Ora il sentiero è molto più comodo e, attraversata una bella abetaia, raggiunge la dorsale nord del monte Tisa, nei pressi di una piccola pozza abbeveratoio per animali. Da quest’ultima, piegando a destra, si raggiunge brevemente la cima boscosa del Monte Cavlera. Ritornati alla pozza abbeveratoio, seguendo ora la dorsale verso sinistra, in breve raggiungiamo la croce della vetta posta sulla cima del Monte Tisa.

Dopo la meritata sosta l’escursione ad anello prosegue scendendo alle sottostanti baite, dal versante opposto a quello di salita, proprio verso il rifugio Monte Cavlera. Raggiunta la sterrata non resterà altro che piegare a sinistra e seguire di pari passo il segnavia 530 CAI che ci ricondurrà nuovamente sino al punto di partenza.

Gallery fotografica

Tracciato GPS
Download file: 20170325-cavlera-tisa.gpx
Scheda sintetica
Località di partenza: Vertova, piazza Vittorio Veneto
Sentieri utilizzati: 518 – 530 CAI
Tempi medi di percorrenza: 2 ore e mezza circa
Altitudine raggiunta: 1320 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà: E (Escursionistico)
Note I tempi si riferiscono al percorso di ascesa

Cristian

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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