Corni di Canzo e Canalone Belasa

Corni di Canzo e Canalone Belasa

Il timido sole del primo mattino, che inizialmente aveva acceso qualche speranza sulla situazione meteo, cede poco dopo il passo ad una classica giornata autunnale che fa poco sperare negli ampi panorami sul triangolo lariano. Il cielo è grigio e la rada nuvolaglia che si alza da quel ramo del lago di Lecco avvolge le tre cuspidi dei Corni di Canzo creando nell’insieme un’autentica atmosfera dantesca.

Poco male, risalgo il divertente canalone Belasa lasciando alle spalle quelli che avrebbero dovuto essere i primi scatti fotografici su Valmadrera, il Resegone, il monte Barro ed il vicinissimo Moregallo. La salita è comunque faticosa e la mite temperatura, tutt’altro che autunnale, unita all’alta percentuale di umidità mi fanno sudare non poco.

Dopo l’uscita dal canalone Belasa, il sentiero prosegue sino alla Bocchetta Moregge e poi alla Bocchetta Luera. Quindi comincia la bella cavalcata dei Corni di Canzo: il vicino e facile Corno Orientale è solo un balcone sui due fratelli maggiori che attendono di essere risaliti.

Ennesimo tratto attrezzato con catene e la vetta del Corno Centrale, dopo una breve traversata sull’aerea cresta, è conquistata! La discesa dal Corno Centrale mi fa sudare più di quanto abbia sudato nell’intera escursione. Infatti, il breve tratto che porta alla Forcella dei Corni è uno striminzito sentierino che scende molto molto verticale con qualche punto ove sono costretto a disarrampicare; forse era meglio utilizzarlo per la salita.

Il terzo Corno, quello Occidentale, è imponente più degli altri e mi appare addirittura inarrivabile. Sarà invece una divertentissima ascesa tra facili roccette che, però, riserverà ancora nella discesa dal versante opposto qualche tratto in disarrampicata al peperoncino.

Passando dal vicino Rifugio SEV e successivamente da San Tomaso, torno verso il punto di partenza senza quei panorami che tanto avrei voluto fotografare. Sarà certamente l’occasione per tornare in questi bei luoghi con giornate più favorevoli. Di sicuro non sono mancati i colori autunnali, oggi forse meno marcati ed accesi ma pur sempre caldi e rilassanti come in nessun altra stagione.

Descrizione del percorso

L’escursione ad anello, o meglio a doppio anello e quindi ad otto, prende il via dalla località Belvedere di Valmadrera dove, parcheggiata l’autovettura nei pochi posti disponibili al termine dell’omonima via, imbocchiamo in salita l’acciottolata che risale pochi tornanti sino al primo bivio sentieristico: a sinistra prosegue verso San Tomaso, via che utilizzeremo per il ritorno, e diritti, invece, il percorso che ci accingiamo a percorrere ovvero quello che volge verso Sambrosera attraverso il segnavia nr. 7.

Corni di Canzo e Canalone Belasa
Corni di Canzo e Canalone Belasa

Il sentiero prosegue nel fitto ed umido bosco e sale con moderata pendenza fiancheggiando occasionali Casote e Caselli del latte, recentemente sistemati dai Volontari della Società SEV, che ci riportano indietro nel tempo sino alle nostre origini contadine. Proseguiamo lungo il sentiero sempre ben segnato e mani troppo impegnativo, sino a raggiungere un ampia area boschiva nella quale sono presenti numerose altre simili strutture contadine e, poco oltre, la Fonte di Sambrosera ove sarà possibile far rifornimento di acqua fresca.

Riprendiamo il cammino facendo qualche passo indietro, appena prima della fonte, infatti, è presente l’indicazione per il Canalone Belasa (classificato come EE) che imbocchiamo (caschetto indossato) risalendo facilmente tra alcuni bassi arbusti. Il percorso segue l’alveo di un canale quasi interamente privo d’acqua che è stato attrezzato in più punti da alcune lunghe catene indispensabili per risalire i numerosi saltelli che permettono di guadagnare quota.

Continuiamo con fatica sino alle ultime catene e quindi alla successiva indicazione sentieristica per il Canalone Belasa posta in corrispondenza dell’incrocio con il sentiero che proviene dal Moregallo. Senza raggiungere quest’ultimo, pieghiamo a sinistra e, prima in falsopiano e poi perdendo leggermente quota, raggiungiamo la Bocchetta di Moregge, a quota 1110 metri.

Corni di Canzo e Canalone Belasa
Corni di Canzo e Canalone Belasa

Dalle indicazioni sentieristiche poste in corrispondenza della bocchetta, pieghiamo a sinistra verso Pianezzo (segnavia nr. 7) e, tornati nuovamente nel fitto bosco autunnale, raggiungiamo in breve il Rifugio SEV (Società Escursionisti Valmadresi). Seguendo le indicazioni sottostanti al rifugio, pieghiamo ancora a sinistra passando sotto le verticali pareti del Corno Centrale di Canzo, sino alla Bocchetta di Luera e quindi, poco oltre, alla facile cima del primo corno, quella del Corno Orientale di Canzo, a quota 1232 metri.

Con tempo ottimale la vista spazierebbe sul vicino Moregallo, sul Resegone e le Grigne e quindi anche sulla prossima meta da conquistare, quest’ultima visibile anche con cielo grigio, ovvero quella del Corno Centrale di Canzo.

Dopo la breve pausa, riprendiamo il cammino scendendo nuovamente alla Bocchetta di Luera dalla quale, seguendo le chiare indicazioni sentieristiche, prendiamo obliquamente verso sinistra mantenendoci alti rispetto al sentiero che porta nuovamente al Rifugio SEV e che abbiamo percorso poco prima. Cercando di seguire la traccia che si snoda tra la fitta vegetazione, giungiamo all’attacco del breve tratto attrezzato con catene che, facilmente superato, ci permette di guadagnare qualche decina di metri di dislivello tanto da farci sembrare più alti del precedente Corno Orientale.

Non resta altro che risalire il ripido sentiero che si mantiene sempre a filo della verticale parete che scende verso nord, sino all’ultimo tratto attrezzato che precede la breve cresta aerea e quindi la croce di vetta del Corno Centrale di Canzo, a quota 1368 metri.

Anche la seconda meta è conquistata! Non resta altro che seguire l’evidente sentiero che scende dal versante opposto prestando la massima attenzione nel breve tratto appena sotto la vetta ove questo diviene più sottile ed abbastanza verticale. In alcuni punti sarà meglio disarrampirare facendo appiglio a qualche roccetta.

Corni di Canzo e Canalone Belasa
Corni di Canzo e Canalone Belasa

Raggiunta la base del Corno Centrale, che coincide con la Forcella dei Corni, seguiamo il sentiero che volge verso l’ultima cuspide da raggiungere, quella del Corno Occidentale. Il sentiero prosegue ora facilmente anche se le zone di umidità rendono scivoloso il percorso che si addentra nuovamente nella boscaglia ed aggira sulla destra la bastionata rocciosa dell’ultimo corno. Poco oltre, facendo attenzione ai bolli rossi sparsi sulle rocce, pieghiamo a sinistra risalendo per facili roccette uno stretto canale che conduce sino alla vetta del Corno Occidentale di Canzo, a quota 1373 metri.

Anche in quest’ultima circostanza, scendiamo dal versante opposto facendo la massima attenzione a roccette poco stabili e, raggiunto l’ampio pianoro erboso alla base del Corno Occidentale, non resta altro che piegare a destra e raggiungere il Rifugio SEV. Da quest’ultimo, seguendo le indicazioni poste nell’area prativa sottostante, scendiamo verso Valmadrera utilizzando il segnavia nr. 7. Al successivo bivio sentieristico possiamo optare per continuare la discesa lungo il medesimo sentiero che porta in breve a Valmadrera oppure fare una piccola deviazione seguendo il segnavia nr. 5 verso San Tomaso e, quindi, nuovamente verso Valmadrera.

Gallery fotografica

Tracciato GPS
Download file: 20131025-corni-canzo.gpx
Scheda sintetica
Data dell’escursione 25 Ottobre 2013
Località di partenza Valmadrera, località Belvedere
Sentieri utilizzati Segnavia 7 – canalone Belasa e segnavia 5
Tempi di percorrenza 6 ore e mezza circa (ad anello)
Altitudine massima 1373 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà EE (Escursionisti Esperti) + caschetto
Acqua sul percorso Si, presso la fonte Sambrosera e San Tomaso
Note Eventuale appoggio al Rifugio SEV, se aperto

Cristian

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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