Anello su Monte Cabianca

Anello su Monte Cabianca

Situata lungo lo spartiacque che divide la Val Seriana dalla Val Brembana, la cima del Monte Cabianca è una tra le mete più classiche e frequentate dagli escursionisti soprattutto quando, nel periodo invernale e di inizio primavera, completamente ammantata dalla neve, oltre a essere terreno fertile per appassionati di scialpinismo, diviene teatro di sfida tra i numerosi partecipanti all’annuale Trofeo Parravicini.

Descrizione del percorso

L’accesso più comodo, e sicuramente quello meno impegnativo, avviene da Valgoglio, in località Bortolotti, oppure, come ampiamente descritto in questa relazione, scegliendo un accesso più impegnativo, dal caratteristico borgo rurale di Pagliari, in Carona, raggiungibile a piedi dopo aver parcheggiato l’autovettura poco distante. Pertanto, dalla frazione Pagliari si risale la cd. strada dell’Enel, lungo il segnavia 210 CAI, e si raggiunge, poco più di due ore di comodo cammino, l’ampia conca del Calvi e l’omonimo rifugio orobico.

Dopo una breve pausa presso il rifugio Calvi, che ci consente tra l’altro di godere dello spettacolare panorama sulle più belle vette orobiche, come il Diavolo ed il Diavolino, l’Aga, il Poris, il Grabiasca, ed appunto il Cabianca, riprendiamo l’escursione seguendo le indicazioni del segnavia 226 CAI per il Passo Portula.
Poco prima di giungere alla Baita Pian dell’Asino, in corrispondenza di alcune indicazioni poste su alcuni grossi sassi, senza proseguire per il Passo POrtula, prendiamo a destra per il Lago dei Curiosi che, poco dopo, con comoda andatura, raggiungeremo.

Il sentiero, sino a quel punto ben segnalato da omini e bolli rossi e bianchi, diviene ora maggiormente impegnativo e carente di segnalazioni. Improvvisando un poco, risaliamo ora l’ampio canalone detritico posto destra del Lago dei Curiosi che, con maggiore pendenza e guadagnando brevemente quota, raggiunge una bocchetta posta al di sotto della Tacca dei Curiosi.

Risaliamo ora verso destra impegnando un ripido canale parzialmente erboso che, in pochi minuti, ci permette di raggiungere sul Naso di Cabianca, a quota 2.475 m.
Ora, armati di pazienza ed maggiore attenzione, percorriamo l’interminabile ma panoramicissima ed affilata cresta rocciosa, che, a cavallo tra la Val Seriana e la Val Brembana, in circa mezz’ora, ci permette di raggiungere, prima, la Spalla del Cabianca, e poi, la vetta a 2601 mt. di quota dove, in tutto rilassamento, non dobbiamo scordare, come consuetudine, di suonare la campana.

Per chiudere il giro ad anello, e quindi far ritorno presso la frazione Pagliari, dalla vetta del Cabianca scendiamo leggermente di quota sino ad imboccare il sentiero, ben visibile e segnalato da bollini bianchi, utilizzato per chi proviene da Valgoglio, e percorriamo la cresta rocciosa che, mantenendosi in quota, passa il Monte Valrossa ed a seguire il Monte Dei Frati. Manteniamoci lungo il sentiero per il Passo d’Aviasco e raggiungiamolo dopo essere scesi dal Monte Dei Frati (2486 mt.). Una breve sosta al passo d’Aviasco permette alla nostra vista di spaziare sull’omonimo lago ed anche sul Lago Nero. Sul versante opposto, invece, verso il Lago Colombo e la zona dei Gemelli.

Riprendiamo la discesa affrontando il ripido e sdruciolevole sentiero 236 CAI che, in un ambiene aspro e roccioso, immersi nella valle dei Frati, ci permette di raggiungerne l’omonimo lago. Senza attraversare la piccola diga, continuiamo lungo il sentiero seguendo la ben visibile segnaletica bianco/rossa. Scendendo di quota con alcuni piccoli tornanti, ci immettiamo sul segnavia 247 CAI, ovvero il sentiero estivo per il Calvi, che, scendendo, seguiremo sino all’arrivo presso la bellissima frazione Pagliari.

Gallery fotografica

Tracciato GPS
Non disponibile.
Scheda sintetica
Data dell’escursione 28 Settembre 2009
Località di partenza Carona
Sentieri utilizzati 210 – 226 – 236 – 247 CAI
Tempi di percorrenza 10 ore circa
Altitudine massima 2601 metri
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà EE (Escursionisti esperti) – F+ (Alpinistico) – I°
Acqua sul percorso Si
Note Nulla

Cristian

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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