Riserva Naturale Sasso Malascarpa

Riserva Naturale Sasso Malascarpa

C’è un lungo e variegato percorso che sviluppandosi ad anello unisce nomi noti come Gajum, San Miro al Monte, Massi Erratici, Terz’Alpe, Monte Rai e Monte Cornizzolo a nomi assai più strani, a volte sconosciuti, come le sorgenti petrificanti, i Sass de la Funtana, il Foo, le Rupi di Cresta, il Sasso Malascarpa, i Campi Solcati ed infine, a coronare l’avventuroso percorso a scavalco sulla Val Ravella ci sono loro, i Conchodon, fossili a forma di cuore diventati il simbolo della riserva.

E’ l’anello del Sentiero geologico Achermann e della Riserva Sasso Malascarpa, un percorso che unisce due realtà naturalistiche: quella geologica che testimonia le glaciazioni del Quaternario, il cui sentiero è stato dedicato al suo primo ideatore Giorgio Achermann del Gruppo Naturalistico della Brianza, e quella della Riserva del Sasso Malascarpa, un Sito di Interesse Comunitario (SIC) la cui etimologia, come spesso accade, riporta in voga antiche ed inquietanti leggende, come quella che attribuisce la forma a cuore dei fossili di Conchodon alle impronte degli zoccoli del demonio oppure agli zoccoli dei cavalli sui quali la “masca” (strega nell’antico dialetto) si lanciava nelle notti di luna piena.

Si sa, le leggende sono solo fantasiose credenze popolari ma di loro si dice anche che nascondano un fondo di verità. Certamente il forte vento di ieri che fischiando d’improvviso piegava alberi e lanciava nell’aria foglie ingiallite dall’autunno, le minacciose radici che nodose come le dita di una vecchia si allungavano al fil di terra avanzando sempre più ma anche gli inquietanti volti che apparivano sulle rocce allo scrosciare lieve dell’acqua del torrente Ravella, un poco mi hanno spaventato facendomi ricredere sul fatto che si tratti solo di antiche leggende popolari. La paura però cessa quando si raggiunge il grande Foo. Qui la quiete del luogo e la possente elevatura del faggio che a grandi rami pare proprio ti scaldi in un energico abbraccio, trasmettono sicurezza mentre, lietamente, sorseggi un bicchiere d’acqua fresca.

Descrizione del percorso

Lasciata l’autovettura in uno degli spazi disponibili presso località Gajum in Canzo, imbocchiamo la facile mulattiera acciottolata del Sentiero Geologico Giorgio Achermann che in questo primo tratto ricalca il medesimo percorso contraddistinto dal segnavia nr. 2. Sempre molto facilmente e con minimo dispendio di energie, proseguiamo tra stratificazioni di rocce ed affascinanti massi erratici la cui particolarità viene ampiamente descritta nei numerosi pannelli presenti lungo tutto il sentiero. Il sottofondo sarà quello dello scrosciare delle acque del torrente Rovella, affluente del Lambro, che sinuoso discende fiancheggiando quasi tutta la prima parte dell’itinerario.

Riserva Naturale Sasso Malascarpa - Sentiero geologico Giorgio Achermann
Riserva Naturale Sasso Malascarpa – Sentiero geologico Giorgio Achermann

Raggiunto un primo tornante, pieghiamo a destra proseguendo lungo la mulattiera acciottolata che, con brevissima deviazione, ci permette di raggiungere la chiesa di San Miro al Monte, a quota 606 metri, dedicata all’eremita San Miro Paredi canzese vissuto nel XIV secolo. Il luogo ascetico invita alla pace ed alla riflessione; poco distante è presente la grotta del Santo e, poco più sotto, la fonte sorgiva che dicono sia miracolosa.

Ripartiti dopo la sosta, percorriamo a ritroso la mulattiera sino a raggiungere il precedente tornante. Pieghiamo a destra lungo il sentiero che immediatamente dopo attraversa il torrente Ravella su un primo facile ponticello. Si prosegue ora lungo il classico sentiero montano attraverso un fitto bosco e quindi una colorata faggeta della Foresta Regionale dell’ERSAF.

Proseguiamo lungo il fondovalle dove potremo ancora osservare da vicino alcuni enormi massi erratici eternamente adagiati poco lontano dall’alveo del torrente Ravella e quindi la prima cascata petrificante in cui si forma il cosiddetto tufo calcareo. Poco oltre, troviamo anche un’azzurra marmitta dei giganti scavata dall’incessante lavorio delle acque.

In breve, e con un ripido strappo, raggiungiamo l’area pascoliva e verdeggiante ove sorge il Rifugio Terz’Alpe, a quota 800 metri, un’antica cascina che nonostante l’aspetto austero, nasconde all’interno un incantevole corte adombrata da nodose viti che riparano e rinfrescano durante le calde estati d’agosto.

Riserva Naturale Sasso Malascarpa - Sentiero geologico Giorgio Achermann
Riserva Naturale Sasso Malascarpa – Sentiero geologico Giorgio Achermann

Dopo questa seconda e meritata sosta, proseguiamo alle spalle del Rifugio Terz’Alpe piegando a destra al successivo bivio sentieristico. Il sentiero sale con modesta pendenza sino a raggiungere la Colma di Val Ravella, una importante depressione visibile già da Terz’Alpe. Anche in questo caso una brevissima deviazione ci permette di raggiungere, seguendo le indicazioni presenti sui cartelli, l’Acqua del Foo ed il suo imponente grande Faggio.

Ritornati alla Colma di Val Ravella, prendiamo a sinistra percorrendo un breve tratto di dorsale erbosa per poi inoltrarci in una fitta foresta di conifere. Il sentiero aumenta ora la sua pendenza e con stretti zig zag e qualche passaggio di facili roccette finali ci permette di raggiungere il crinale roccioso delle Rupi di Cresta, punto panoramicissimo su Lecco e Valmadrera, sul Resegone, i Corni di Canzo, le Grigne ed in generale su tutta la vasta area del Triangolo Lariano.

Proseguiamo sempre mantenendoci lungo il facile crinale, sino all’ennesima breve deviazione (pannello in legno con indicazione per i Campi Solcati) che ci permette di raggiungere la balconata panoramica ove sarà possibile osservare l’area rocciosa dei Campi Solcati, un fenomeno carsico che ha determinato profonde scanalature scavate dall’acqua nella roccia calcarea.

Riserva Naturale Sasso Malascarpa - Sentiero geologico Giorgio Achermann
Riserva Naturale Sasso Malascarpa – Sentiero geologico Giorgio Achermann

Tornati nuovamente sul sentiero principale, riprendiamo il cammino lungo la dorsale con direzione del Monte Rai (torre bianco – rossa delle telecomunicazioni) sino a raggiungere l’ameno luogo del Sasso Malascarpa, una grande muraglia composta da blocchi rocciosi sui quali non sarà difficile scoprire i grossi Conchodon, ovvero i fossili a forma di cuore divenuti il simbolo della Riserva Malascarpa.

Continuiamo lungo il facile sentiero fiancheggiando la torre delle telecomunicazioni, sino ad imboccare la strada sterrata che, con lieve discesa, prosegue verso il Rifugio SEC Marisa Consiglieri. Poco prima di raggiungerlo, alla nostra destra troviamo le indicazioni per l’Alpe Alto. Anche in questa circostanza la breve deviazione di pochi minuti ci consente di visitare i ruderi di un antico nucleo rurale.

Ritornati sulla sterrata, proseguiamo sino alla Chiesetta degli Alpini; poco oltre troviamo il Rifugio SEC Marisa Consiglieri e, se non ne avessimo ancora abbastanza, possiamo risalire la vicina e panoramica cima del Monte Cornizzolo.

Per chiudere il lungo ma affascinate giro ad anello non resta altro che imboccare il sentiero che diparte dietro la Chiesetta degli Alpini, contraddistinto dal segnavia nr. 7. Discendiamo attraverso il fitto bosco sino a raggiungere il Torrente Rovella che, guadato per l’ultima volta, ci immette sul Sentiero Geologico Achermann dal quale poi possiamo far ritorno al punto di partenza.

Gallery fotografica

Tracciato GPS
Download file: 20131111-sasso-malascarpa.gpx
Scheda sintetica
Data dell’escursione 11 Novembre 2013
Località di partenza Canzo, località Gajum
Sentieri utilizzati Nr. 2 e 7
Tempi di percorrenza 5 ore circa (ad anello)
Altitudine massima 1200 metri (Sasso Malascarpa)
Attrezzatura Da escursionismo
Difficoltà E (Escursionistico)
Acqua sul percorso Si
Note Eventuale appoggio al Rifugio SEC Marisa Consiglieri

Cristian

Adoro la montagna, risalire lentamente i suoi ripidi versanti, percorrere quei tortuosi sentieri tra fitti boschi ed ampie distese prative. Adoro tutto ciò che l'avvolge e la rende speciale: curiosi animali e coloratissimi fiori, antichi borghi e cadenti cascine abbandonate, il soffio del vento che fischia ai valichi tanto quanto la neve che - candida - cade lentamente, un improvviso temporale tanto quanto l'alba ed il tramonto. Con la fotografia m'illudo di rubare l'emozione di quel momento vissuto sui monti, un'emozione che però porterò sempre con me!

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